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PROBLEMI COMPORTAMENTALI DEL CANE:
SINDROME DA PRIVAZIONE SENSORIALE.
a cura della Dott.sa Eleonora Mentaschi
(Articolo apparso sulla rivista “Il mio cane”)
Ci sono delle patologie del comportamento che impediscono al cane di avere una vita normale. E’ il caso della Sindrome da Privazione Sensoriale o, come altri la definiscono, Sindrome da Canile (Kennel syndrom).
Sappiamo che, per il cucciolo, i primi tre mesi di vita sono i più importanti e delicati per il suo sviluppo comportamentale. L’interesse verso il mondo esterno è progressivo:
a. Dalle 3 alle 8 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con gli altri CANI.
b. Dalle 5/8 alle 12 settimane: i cani imparano ad interagire con le PERSONE.
c. Dalle 6/12 alle 16 settimane: i cani esplorano i nuovi AMBIENTI (Scott e Fuller, 1965 e 1974).
Il cane deve essere esposto in ognuna di queste fasi agli stimoli cui può rispondere. Se questo non avviene, potrebbe poi sviluppare problemi del comportamento di diversa intensità, come paura o aggressività. I cuccioli che non hanno mai visto altri cani, per esempio, potrebbero poi averne paura o divenire aggressivi con essi.
Ma i soggetti cui la maggior parte degli stimoli esterni, se non quasi tutti, sono venuti a mancare nei primi mesi di vita, possono poi crescere estremamente paurosi ed insicuri, fino al punto da non riuscire più neanche a esplorare l’ambiente, giocare od uscire di casa.
Come dice il nome stesso, “privazione sensoriale”, la causa di questa patologia è proprio la privazione di stimoli nei primi mesi di vita del cane. Cresciuto in un ambiente ipostimolante, il cucciolo non ha modo di sperimentare e di imparare ad adattarsi alle diverse situazioni e le sue connessioni interneurali, come conseguenza, subiscono un difetto di sviluppo più o meno intenso. Per questo il cane mostra i sintomi fin da cucciolo.
Prima di diagnosticare una S.P.S. sono necessari esami fisici per eliminare possibili cause organiche ed è importante escludere altre patologie comportamentali con sintomatologia simile: fobie post-traumatiche, disturbi ansiosi, ansia da separazione, depressione o sindrome ipersensibilità-iperattività (diagnosi differenziali che lo specialista deve tenere sempre in considerazione).
Nella S.P.S. vi sono, secondo Pageat, tre diversi stadi, che vado ora ad descrivere.
Stadio 1: fobie ontogenetiche.
La fobia ontogenetica è caratterizzata dal fatto che il cane ha paura di qualsiasi cosa cui non è stato in contatto durante i primi mesi di vita. Nello stadio 1 il cane mostra di aver paura solo di alcuni specifici stimoli, come i bambini, le persone con handicap, le automobili, ecc. Reagisce cercando di fuggire e di allontanarsi dallo stimolo fobogeno, di nascondersi e, talvolta, con aggressività.
Molto rapidamente il cane inizia a mostrare comportamenti di anticipazione: diventa pauroso ancora prima che lo stimolo sia presente, percependo come negativi anche altri stimoli che si presentano spesso insieme all’evento traumatico. Se un cane, ad esempio, ha paura degli altri cani, diventa anche timoroso di avvicinarsi al parco, delle persone con altri cani al guinzaglio; anticipa la paura, la generalizza.
Capita molto spesso che il cane, dopo qualche tempo, non voglia più uscire di casa.
Alcuni soggetti guariscono spontaneamente, ma solo una piccola percentuale. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, il numero di cose che lo spaventano aumenta e la tendenza è quella di andare incontro a stadi ansiosi tipo “ansia intermittente” (periodi in cui il cane è ansioso che si alternano a periodi in cui appare normale) o di evolvere nello stadio 2 della sindrome da privazione sensoriale.
La prognosi è relativamente buona, se confrontata a quella degli altri stadi. Infatti le possibilità di recupero sono incoraggianti e la terapia ha portato spesso ad ottimi risultati. La terapia comportamentale consiste principalmente nella desensibilizzazione progressiva e nel controcondizionamento, ma anche la abituazione può essere efficace nei casi in cui la stimolo fobico è uno solo.
Stadio 2: ansia da privazione.
In questi casi non parliamo più di fobia nei confronti di determinati stimoli, bensì di ansia generalizzata. Il cane diviene seriamente danneggiato nella sua vita di tutti i giorni, non riuscendo ad adattarsi ad un grandissimo numero di stimoli. Diventa molto inibito ed inizia a mostrare comportamenti di sostituzione.
Lo stadio 2 è piuttosto riconoscibile. Il cane ha un modo di esplorare caratteristico, denominato “esplorazione statica”. Quando si trova di fronte ad un oggetto sconosciuto si mostra molto intimidito e rigido: le zampe sono tenute vicine, il collo è teso, la coda è tra le gambe e le orecchie sono tenute indietro. Il cane non si avvicina, bensì si allunga per annusare, mantenendosi sempre un po’ lontano ed estremamente allerta. Da questo viene il nome, appunto, di “esplorazione statica”.
Durante la sequenza esplorativa, inoltre, si possono chiaramente notare dei momenti di pausa: il cane, soprattutto all’inizio delle sequenza, quando un nuovo stimolo gli viene presentato, si blocca, sembra quasi assente, non reagisce allo stimolo. Allora si mantiene immobile, magari voltando lo sguardo in altra direzione, mostrando la caratteristica “postura di attesa”.
I cani in questo stadio diventano molto ripetitivi, hanno bisogno di rituali. Ad esempio, seguono sempre gli stessi tragitti e cercano di mantenere sempre gli stessi orari nelle loro attività. Ogni piccolo cambiamento può diventare estremamente stressante. Un nuovo mobile può provocare dei veri e propri attacchi di panico o una reazione depressiva, di ripiegamento su sé stessi. Un ostacolo inatteso in strada, sul percorso abituale, può scatenare quella che prima abbiamo definito la “postura di attesa”. Il cane allora potrà mostrarsi terrorizzato, tremare o cercare la fuga.
Questa ansia estrema, come in altri casi, può portare a manifestazioni secondarie. Spesso capita, infatti, che i cani inizino a leccarsi in modo insistente sempre una medesima zona (zampe, coda, fianchi). Oppure possono cercare e bere quantità eccessive d’acqua o avere comportamenti alimentari deviati. In genere, infatti, questi soggetti tendono a mangiare soprattutto di notte e, talvolta, a divenire bulimici.
Sempre secondo Pageat, nelle femmine si possono evidenziare problemi riproduttivi: ritardi nel primo calore, aumento della durata del periodo tra un calore e il successivo, frigidità, atteggiamenti tipici della pseudogravidanza, come l’attaccamento materno nei confronti di un oggetto, identificato come il proprio cucciolo.
L’evoluzione dello stadio 2 vede, purtroppo, principalmente due possibilità: il cane si stabilizza in questo stadio per diversi anni, mostrando apparenti miglioramenti e talvolta stati di iperattaccamento (ma il rischio di evolvere poi in una depressione è alto), oppure, come frequentemente accade, passa allo stadio 3 della S.P.S.
Quando un cane si trova in questo stadio la prognosi non è molto buona e la terapia farmacologica può essere di grande aiuto. La terapia comportamentale richiede una grande pazienza e sensibilità.
La desensibilizzazione ed il controcondizionamento sono certamente i metodi più utili. Il cane non deve essere forzato, le persone devono avvicinarlo solo se lo desidera, senza mai guardarlo negli occhi e, soprattutto, senza cercare a tutti i costi di toccarlo.
Personalmente ho avuto ottimi risultati agendo proprio sulla caratteristica principale di questo stadio: l’esplorazione. Lo scopo è di spingere il cane ad essere più curioso, in modo da scoprire autonomamente che le cose nuove possono essere fonte di piacere. Costruisco scatole di diverse dimensioni, sotto cui metto pezzetti di cibo particolarmente appetibili. Il cane, dopo alcuni tentativi falliti, rovescia la scatoletta e scopre il pezzetto. Questo prosegue cercando sempre di non stressare il cane. Ci vuole una certa fantasia ed inventiva, per trovare oggetti adatti: scatole, ma anche palline cave per inserirvi bocconcini, oggetti soffici, rumorosi, ecc. Man mano che gli oggetti vengono esplorati, saranno lasciati in casa, in modo tale che si effettui un arricchimento ambientale. Infatti è essenziale comprendere che questi cani, proprio per la mancanza di determinate connessioni interneurali, hanno bisogno di imparare molte cose e di essere correttamente accompagnati attraverso tutte quelle esperienze che possono arricchire il suo bagaglio, in modo da aumentare le cose che sa e che conosce. Il loro cervello ha bisogno di imparare, ma in modo diverso, graduale, positivo.
Se il cane gioca con i proprietari, allora la “terapia attraverso il gioco” risulta veramente utile. Una volta individuato un gioco particolarmente gradito, si inizierà a giocare con il cane in casa. Quando il cane è molto coinvolto, si mette il guinzaglio e si esce continuando a giocare con lui, mantenendo alta la sua attenzione verso di noi ed il gioco. Quando si avvicina lo stimolo che spaventa il cane, continuiamo a giocare, senza interromperci e senza fare alcun caso allo stimolo che si sta avvicinando. I cani percepiscono ogni nostra esitazione, per cui è essenziale rimanere tranquilli per non provocare alcuna reazione di anticipazione. A seconda di quale sia lo stimolo, il terapeuta fornirà le indicazioni specifiche per svolgere questo trattamento nel modo più adatto.
Stadio 3: stadio depressivo.
Questo è lo stadio più avanzato, in cui il comportamento di esplorazione è praticamente scomparso e le attività ludiche assenti. Il cucciolo rimane quasi tutto il tempo nascosto e fermo in un luogo. Il cane si sposta poco, anche per eliminare, per cui l’igiene viene fortemente danneggiata. Spesso sopraggiungono anche problemi legati a questa immobilità, come, ad esempio, rallentamenti nella crescita o vere e proprie patologie delle ossa e delle articolazioni, con possibile anoressia del cane. Molto spesso si possono notare anche disturbi del sonno, che rappresentano un grave problema, su cui intervenire il più precocemente possibile. Il cane si sveglia continuamente, si agita prima di andare a dormire, sembra cercare sempre il luogo adatto, insofferente. Alla fine il cane non riuscirà più a dormire perché continuerà a risvegliarsi sempre più frequentemente.
Questo stadio è stabile, ma talmente invalidante da richiedere un intervento precoce che prevede un aiuto farmacologico. La terapia comportamentale potrebbe essere la stessa per lo stadio 2, ma la depressione la rende molto difficile. Quello che è risultato di maggiore utilità è l’arricchimento ambientale, purché, come spiegato prima, sempre accompagnato da esperienze positive.
Naturalmente, essendo questa patologia molto grave e complessa, è essenziale l’aiuto di un esperto per poter effettuare una terapia corretta, per cui, se il vostro cane mostra i sintomi di una Sindrome da Privazione Sensoriale, il mio consiglio è di rivolgervi il prima possibile ad uno specialista in problemi comportamentali del cane.
Eleonora Mentaschi
eleonoramentaschi@libero.it
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